Totò Cuffaro lascia l’Udc: pulizie di primavera nell’estremo centro

15 03 2010

Totò Cuffaro è stato Vicesegretario Nazionale dell’UDC e, per molti anni, plenipotenziario dello stesso partito in Sicilia, di cui è stato governatore dal 2001 al 2008.

Il personaggio è stato per molto tempo importante serbatoio di consensi del partito di Casini, ma è stato anche oggetto di pesanti controversie sulla sua limpidezza e trasparenza politica. Queste ombre si sono poi concretizzate nelle indagini  per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti tra il clan di Brancaccio e ambienti della politica locale durante il suo primo mandato di Presidente di Regione.

Secondo il principio della presunzione di innocenza il Presidente dell’UDC Casini ha sempre chiesto di attendere condanne definitive prima di prendere provvedimenti politici di partito su Cuffaro, risultando ai più poco credibile nell’intento (che appariva semplicemente dilatorio) visto l’importante dote di voti che “Totò Vasa Vasa” porta con sé.

Celebre il litigio in diretta a Ballarò su Cuffaro tra Casini e D’Alema, qualche anno fa. Durante le polemiche su Unipol e Consorte D’Alema, a cui Casini faceva la morale, rispose piccato “tu pensa a Cuffaro…”. Casini si infiammò come raramente gli capita, dimostrando di essere stato colpito in un punto dolente, e giurando solennemente che in caso di condanna Cuffaro sarebbe stato espulso dall’UDC. (continua)

Nessuno, come detto, ci credeva. E invece, il 23 gennaio 2010, la Corte di Appello di Palermo condanna Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato nel processo ‘talpe alla Dda’. Rispetto alla sentenza di primo grado la pena è stata inasprita di ulteriori due anni, con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra.

Dopo questa condanna Cuffaro ha ventilato la possibilità di lasciare i suoi incarichi di partito.

Casini, Presidente dell’Udc, ha confermato recentemente la notizia: Cuffaro non è più nell’UDC.

Oltre a questa espulsione, Cesa, Segretario dell’Udc, ha consegnato alla Commissione Antimafia le liste dei candidati del suo partito per le elezioni regionali per un “vaglio” secondo il nuovo “codice di autoregolamentazione” varato dalla Commissione stessa, presieduta da Beppe Pisanu. Questo codice prevede che i partiti non possano mettere in lista candidati che abbiano riportato condanne, anche solo in primo grado, per reati di mafia e reati collegati (estorsione, usura, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, traffico illecito di rifiuti ecc). Esiste poi un divieto di candidatura per i condannati in via definitiva per tutti gli altri reati, i carcerati e i latitanti.Inoltre, i partiti e le liste civiche che aderiranno alle norme della commissione non potranno mettere in lista persone su cui siano stati disposti la rimozione, la sospensione o la decadenza per motivazioni connesse con la normativa antimafia. Chi aderisce al “codice” deve consegnare le liste alla commissione che segnalerà eventuali deviazioni al Parlamento chiedendo al partito spiegazioni pubbliche per la violazione.

Sembra insomma che l’Udc voglia darsi una netta ripulita e levarsi di dosso quell’ombra che finora l’ha accompagnata, almeno nelle regioni del Sud Italia.

In fondo anche D’Alema lo disse non molto tempo fa: “Il vero ostacolo che ci divide da Casini, si chiama Totò Cuffaro”.


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Una risposta

16 06 2010
L’Udc caccia il siciliano Salvatore C. | Diritto di critica

[...] è tutt’ora membro del partito di Pier Ferdinando Casini. Una situazione che, nonostante le voci di una sua eventuale uscita dal partito, è stata confermata alcuni mesi fa dal capogruppo [...]

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